Coming soon...
Newsletter >
16 Giugno 2005
Iscrizione
Newsletter 00
Newsletter 01
Newsletter 02
Newsletter 03
Newsletter 04
Newsletter 05
Newsletter 06
Newsletter 07
Newsletter 08
Newsletter 09
Newsletter 10
Newsletter 11
Memorie di un pesce che fu

Formaggi e salumi d'autore in comunità

 
Memorie di un pesce che fu

Sfoglio il ghiottissimo programma di "Squisito!" e comincio con l'annotarmi mentalmente l'anteprima di sabato 1 ottobre, a Riccione, dove si rievocherà la cucina dei pescatori romagnoli e se ne riproporranno i piatti più rappresentativi, in abbinamento con i vini di San Patrignano.

Da figlio, nipote e bisnipote di marinai, mi sento autorizzato a esplicitare, senza tante cerimonie, cosa vorrei, cosa non vorrei e cosa infine fantasticherei di trovare.
Sulle barche, dove si mangiava sempre e unicamente pesce, questo veniva cucinato in due soli modi: arrostito sul "focone" e in brodetto. Per la rustìda si utilizzava pesce povero e minuto: alici, sarde, rocchi di aguglie, trigliette, piccoli pesci ragno, moletti, "pelosi", seppioline, calamaretti, ulézni, eccetera. Condito con pangrattato, olio, pepe e sale, il pesce era infilzato in spiedini di tamerice, che venivano disposti tutt'intorno alla brace, confitti nella sabbia.

Questa cottura verticale conferiva anche al pesce più meschino, per altro freschissimo, il massimo della morbidezza e della fragranza.
Per il brodetto si usavano pesci di taglia maggiore ma di non grande pregio: gallinelle (mazòli), tracine (ragn paghèn), pesci prete (bòcca in chèv), palombi, gattucci, scorfani, seppie, canocchie, e inoltre esemplari di pesci nobili straziati dalla rete. Puliti e lavati in acqua di mare, i pesci venivano disposti a strati in un tegame chiamato stagnèda, conditi con olio, sale, pepe senza economia, cipolla e conserva di pomodoro, bagnati con aceto e cotti a fuoco vivace. Nell'abbondante sugo si inzuppava il pan biscotto. Se appena due erano i modi di cucinare il pesce sulle barche - gli spiedini, per l'appunto, e il brodetto -, mi piacerebbe che gli stessi due fossero i piatti di rigore.
In versione filologica. Ma non considererei per niente fuori luogo, in aggiunta, preparazioni casalinghe di schietta tradizione marinara come i quadrucci (o i battutini) con la seppia, le zuppe di vongole, telline o cannelli, i "garagoli" in tegame, le seppiette ripiene cotte sulla graticola e, naturalmente, la classica grigliata di triglie e di pesce azzurro, preferibilmente di "saraghina". Superfluo precisare che il pesce dovrebbe essere esclusivamente locale: pescato, cioè, tra Cervia e Senigallia.

Quello che spererei fosse bandito è, di conseguenza, il pesce d'allevamento o di remota origine, si tratti degli economici branzini, orate e dentici o dei ben più salati astici, scampi, gamberi e cappesante. Un tipo di cottura che mi augurerei fosse evitato anche dai cuochi che sulla motonave "rivisiteranno" i piatti dei pescatori, è quello in padella con un filo d'olio, che è diventato ormai il castigo universale di qualunque tipo di carne e pesce, a spese di tutti gli altri metodi di cottura e a dispetto del gran parlare che oggi si fa di "tecnica". Quel che sogno di potere prima o poi riassaggiare, a mille anni di distanza dall'ultima volta, è un "uovo di mare" (spònza) crudo, tagliato in due e spruzzato di limone nella cavità gialla striata di rosso, con il suo violento afrore di salmastro, iodio e acido fenico, o un pugno di anfiossi (murósi) infarinati e fritti, croccanti brustolini dal sapore soave e ineffabile, o magari, più semplicemente, un piccolo storione dell'Adriatico, brutto, delicato e burroso. Ma sono specie ormai estinte, che ho altrettante probabilità di gustare di nuovo quante di tornare bambino.

Piero Meldini
 
 
D.Lgs. 196/2003: Si informa che i dati forniti saranno tenuti rigorosamente riservati, saranno utilizzati unicamente da San Patrignano per comunicazioni e resteranno a disposizione per eventuali variazioni o per la cancellazione ai sensi dell’art. 7 del citato decreto legislativo. Se vuoi essere rimosso dalla mailing list, manda un messaggio vuoto a rimuovi@squisito.org con oggetto RIMUOVI seguito dall’indirizzo di posta elettronica da rimuovere. Inviaci i tuoi suggerimenti a samadori@sanpatrignano.org
 
vai al sito di San Patrignano.