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Pane e Grissini, Biscotti Triscotti e Quadriscotti
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Anche nell’epoca
della cucina destrutturata, molecolare, cyber,
il sentimento “buono come il pane”
rimane autentico, ben radicato nelle sue origini
arcaiche. Nel nutrimento dell’essere, materiale
ma non solo, il pane rimane modello di bontà.
La manna biblica non era altro che una di sorta
di pane mandato dal cielo, quotidianamente, distribuito
a mo’ di fiocchi di cotone nei campi del
medioriente. L’albero del pane ristora la
fame del deserto. Sfoglie varie, pani e focacce,
compongono il mosaico dell’alimento di base
mondiale, il cibo che placa la fame.
Scrive Maguelonne Toussaine-Samat
nel suo sacro testo a tema Storia naturale e morale
dell’alimentazione (Parigi 1987): “
Rimane da conoscere il rapporto tra la concezione
della piramide di Cheope e degli altri faraoni
e la pila degli stampi per il pane. Se le piramidi
prendono il loro nome da questa tecnica, il segno
grafico che rappresenta la focaccia, un semi-ovale,
indica la lettera “T” nell’alfabeto
geroglifico”.
Pietro Micca non avrebbe immaginato
che la storia potesse celebrare in modo tanto
curioso il suo forse involontario sacrificio per
la patria. Di entrare nei libri di storia, nei
vocabolari della lingua italiana e nelle enciclopedie
dell’alta gastronomia mondiale per mezzo
del termine “michetta” adottato presso
il Ducato di Milano quale sinonimo di pagnottella.
Grazie a quella pagnotta giornaliera riconosciuta
alla sua famiglia come pensione di guerra. È
ben noto agli storici della gourmandise, così
come la michetta anche i grissini, esili filoncini
di pane secco più immuni all’ammuffimento,
vengono legittimati proprio a Torino durante i
lunghissimi assedi subiti dal Ducato di Savoia
tra il XVI e XVIII secolo. Sempre il pane è
la miccia della più violenta rivoluzione
europea, quella francese: la famiglia reale e
l’epoca della grandeur di Gallia si estinguono
per indigestione da pane mai elargito al popolo.
Anche i carcerati, delinquenti comuni o assassini,
hanno diritto a pane e acqua. La vendetta si definisce
“pan per focaccia”. L’onesto
lavoro “guadagnarsi il pane”. La proclamazione
della verità “pane al pane, vino
al vino”. Un certo Gesù di Nazareth
si rivela con la moltiplicazione dei “pani
e dei pesci”. La noia nel contemporaneo
“sei una pizza”.
Enunciano i vocabolari globali “pane, il
comune prodotto alimentare fatto di una pasta
composta da farina, acqua e sale, lievitata (possibilmente
con lievito madre) e cotta in forno”.
Agricoltori, mugnai, panettieri: ecco il cerchio
della vita, il senso del mondo civile. Dove il
panettiere è l’alchimista che trasforma
la materia di base in superiore. Per questo il
suo rango sociale ha gli stessi privilegi di magistrati
e senatori…
Biscotto
di Marina: pane cotto due volte per i viaggi brevi,
fino a quattro volte per i viaggi di lungo corso.
Lo si fa un mese prima dell’imbarco. Per
conservare il biscotto bisogna farlo seccare ogni
tanto ma anche fargli prendere aria. La galletta
non è altro che l’unità di
misura del biscotto.
Descrivono Diderot e D’Alembert
nella loro Enciclopedia o dizionario ragionato
di arti e mestieri: “L’impasto allora
si mette in forma di galletta. La galletta ha
14 once di pasta che si riducono con la cottura
a 8/9, si divide tutto l’impasto in 14 once
destinate a divenire ognuna 1 galletta. Panettone,
Pan di Spagna, panforte, pandolce, panpepato,
pane di spezie, biscotti e biscottini sono la
spontanea evoluzione festiva del pane, cioè
lo stesso impasto di base, con aggiunta di uova,
zucchero, uvetta e canditi, frutta secca.
Il settore panificazione di San
Patrignano è uno dei cuori pulsanti della
comunità. I ragazzi condividono la consapevolezza
del loro impegno quotidiano, di routine, dove
ogni giorno rappresenta però la creazione
del cibo nobile per tutti. L’arte panettiera/pasticcera
è molto
formativa, si è infatti portati a sviluppare
una grande sensibilità: visiva, olfattiva,
tattile. La pasta da pane è un elemento
vivo, il quale muta di continuo, anche durante
la preparazione; la stagione, le condizioni meteo,
la temperatura interna ed esterna, l’acqua
del luogo. Tutto può influire. L’improvvisa
corrente d’aria creata dalla semplice dimenticanza
di una porta aperta può compromettere la
lievitazione. Il segreto è nell’assistere
prima la lievitazione poi la cottura. Il buon
pane si presenta al naso prima ancora che alla
vista, la fragranza che emana sollecita immediatamente
l’appetito. Ha la crosta croccante e la
mollica spugnosa, certo non gommosa, queste in
ideale equilibrio tra loro, cioè non troppo
di una a sfavore dell’altra. La lievitazione
ha inoltre lo scopo di preparare le molecole alla
digeribilità; con masticazione e salivazione
avviene la pre-digestione, poi completata con
meno fatica nello stomaco.Il formato rispecchia
le tradizioni dei luoghi. L’accademia del
gourmet insegna ad iniziare il pranzo con i panini
più semplici, passare a quelli aromatizzati
o speziati; i formaggi richiedono invece i grandi
formati, da taglio, dove la fetta accompagna meglio
consistenze e cremosità. Il pane burro
e marmellata della prima colazione, l’energetico
pane e cioccolato della merenda, il pane e salame
delle scampagnate, celebrano ogni tempo dell’uomo.
Pane per tutti, ogni dove sulla Terra, sarebbe
un reale segno evolutivo della società
globale.
Bat
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