CHI SEMINA ZIZZANIA (E LA RACCOGLIE)
SQUISITO
– ore 17.30. I Vangeli la indicano
come il seme sparso dal vicino malefico,
che soffoca il grano piantato dal
buon padrone. Ma gli Anishiaabeg,
che la chiamano Manoomin, la considerano
invece una pianta fondamentale della
loro alimentazione, tanto che ormai
il 95% della produzione deriva da
coltivazioni. Questa sorta di riso
selvatico, dal Minnesota, è
ora arrivata in Italia grazie all’“adozione”
del Consorzio tutela vini dell’Oltrepo
Pavese, che ne ha fatto uno dei presidi
Slow Food per la Biodiversità.
Gli altri sono: la Vaniglia di Mananara
in Madagascar (anche se la maggior
produzione avviene in Centro America),
il riso rosso Andasibe proveniente
sempre dall’isola africana,
l’ormai più noto riso
Basmati di Dehradun (Punjab, India),
il Cacao Nacional ecuadoregno, l’Umbù
del Nordest brasiliano, noto come
“l’albero da bere”,
giacché le sue radici contengono
fino a 3.000 litri d’acqua e
consentono alla pianta di sopravvivere
anche alle stagioni siccitose. Poi
c’è il caffè di
Huehuetenango tostato nella torrefazione
di Pausa Cafè della casa circondariale
delle Vallette: in questo caso la
valenza equo-solidale è duplice:
aiutare sia i piccoli produttori vessati
dai caporali locali e da una commercializzazione
spietata, sia i detenuti del carcere
torinese.
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